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L’IMPEGNO DI ABIO NEL SUD ITALIA – LA CRESCITA DELLE NUOVE
SEDI |
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Fondazione ABIO si impegna ogni anno ad attivare nuovi gruppi di volontari
ABIO e ad aprire nuove Associazioni, con l’obiettivo di portare
il sorriso di un volontario ABIO accanto ad ogni bambino in ospedale in
tutta Italia.
Per concretizzare i propri scopi, Fondazione ABIO ha sviluppato diversi
progetti finalizzati ad ampliare la presenza di ABIO in particolare nelle
regioni del centro – sud Italia, coinvolgendo diverse aziende che
hanno sostenuto la formazione dei nuovi volontari e la realizzazione di
sale gioco.
In particolare, tra il 2007 ed il 2008 sono state attivate diverse collaborazioni,
come quella con Fondazione Vodafone Italia per il progetto
“Il compito di prendersi cura” che ha coinvolto gli
ospedali di Napoli, Catania, Messina,
Caltagirone. La scelta è caduta su reparti pediatrici
dedicati a patologie importanti e che richiedono ricoveri prolungati e ripetuti
nel tempo: le camere e le sale gioco realizzate, accoglienti e colorate,
offrono al bambino spazi per il gioco e la fantasia, elementi fondamentali
per il suo benessere.
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| ABIO Napoli |
ABIO Sciacca |
Nello stesso periodo nelle pediatrie degli ospedali di Palermo,
Sciacca e Cosenza, Fondazione ABIO ha
realizzato, con il contributo di Enel Cuore Onlus, delle
sale gioco sempre sulla base delle linee guida di progettazione ABIO. Grazie
all’impegno dei suoi volontari, ABIO Sciacca lo scorso maggio ha raggiunto
lo status di Associazione ABIO autonoma.
Fondamentali per ABIO sono soprattutto la formazione e la costituzione di
nuovi gruppi di volontari, insieme alla realizzazione di ambienti a misura
di bambino. Per questo, Banca Popolare di Bari ha sostenuto
oltre all’arredo di sale gioco nelle pediatrie di Potenza, Bari e
Lecce, l’organizzazione dei Corsi di formazione per l’avvio
di un nuovo gruppo di volontari ABIO in queste città.
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| ABIO Cosenza |
ABIO Potenza |
Proprio lo scorso gennaio ABIO Potenza ha raggiunto l’autonomia
e per l’11 marzo è previsto un nuovo corso di formazione. Potete
leggere, nella colonna di fianco, il racconto di questo percorso. Bari
sta invece completando l’iter necessario al passaggio da gruppo in
tirocinio ad Associazione autonoma, che si concluderà entro la primavera.
Il 19 marzo prossimo inizierà anche un nuovo percorso formativo.
Abbiamo ricevuto in questi mesi molte richieste di aspiranti volontari,
per cui abbiamo altissime speranze che questo corso porti effettivamente
all’ingresso di un buon numero di volontari. Si sta concludendo poi
in questi giorni il primo corso di formazione per la costituzione di un
nuovo gruppo a Lecce, dove a breve sarà realizzata
anche una sala gioco. Presto, quindi, ABIO avrà un nuovo gruppo in
tirocinio, il secondo nella regione Puglia. Il gruppo è molto ridotto,
ma tutti i volontari sono estremamente motivati ed entusiasti e non vedono
l’ora di cominciare il servizio.
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| ABIO Potenza |
ABIO Potenza |
Un altro gruppo si è appena costituito a Viterbo
e da gennaio un primo gruppo di volontari è attivo all’ospedale
Belcolle: Il gruppo è piccolo, ma molto motivato, svolge i turni
con regolarità e si sta organizzando al suo interno, dividendosi
i compiti e le responsabilità. Presto partiranno lavori per la realizzazione
di una nuova sala gioco, donata da Fondazione ABIO con il contributo di
Tavola, famoso per i suoi Arbre Magique, che ha devoluto
un contributo ad ABIO collegato al lancio della loro nuova linea Fresh Passion.
L’ultima città del sud che ha visto l’attivazione di
un nuovo gruppo ABIO è Crotone: anche qui il corso
sta volgendo a termine. Il gruppo è composto da una quindicina di
persone motivatissime, che inizieranno entro la metà di marzo il
servizio. Appena espletate le questione burocratiche potrà essere
realizzata, con il contributo di Lavazza, la nuova sala
gioco.

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Testimonianza |
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Di ABIO qualcuno ne era venuto a conoscenza leggendo un annuncio su
un settimanale locale, qualcun altro ascoltando la pubblicità
in radio, altri attraverso il passaparola di amici o parenti.
Donne e uomini di diversa età, dai 18 ai 60 anni circa, erano
riuniti nella sala Garderie del reparto pediatrico dell’ospedale
S. Carlo di Potenza e si osservavano incuriositi, impazienti di apprendere
qualcosa di più rispetto a quanto già sapessero. Cominciammo
a muovere, così, i primi passi in questo fantastico mondo che
è ABIO. Durante il corso di formazione iniziammo a conoscerlo
e a conoscerci; conoscenza di noi volontari e soprattutto conoscenza
di sé. Momenti di riflessione, di discussione e di gioco aiutarono
a valutare attitudini e aspettative e a verificare se queste si potessero
conciliare con l’impegno e il rispetto di certe norme richiesti
da ABIO. Sorsero i primi dubbi e le prime ansie; alcuni abbandonarono
il corso ancor prima che finisse, altri non iniziarono la fase successiva,
il tirocinio, dove tutte le preoccupazioni e le perplessità
si sarebbero concretizzate.
Nominato un referente, si organizzarono i turni; con rammarico si
dovette rinunciare alla possibilità di ricoprire ogni giorno
della settimana, d’altronde, eravamo solo in dodici: dodici
famiglie , dodici esperienze, dodici occupazioni differenti, dodici
orari e disponibilità diverse.
Superate le prime difficoltà organizzative, le ansie non scomparvero
del tutto.
Rimaneva la prova più grande: i bambini. Furono proprio loro
la nostra ancora di salvezza. Ognuno, a suo modo, ti rapisce e ti
porta nel proprio mondo. Che no, non è più il mondo
ospedaliero di pigiamini, pantofole, camici bianchi, siringhe e medicine.
Il loro mondo, in ospedale, sfortunatamente è questo, ma non
è solo questo. È fantasia, è divertimento, è
gioco, è sorriso. A crearlo certamente contribuiscono anche
le sale adibite all’attività ludica, i cui mobili sono
stati donati dalla Banca Popolare di Bari grazie al progetto “BP
Bari per i bambini”.Sono i bambini gli artefici e il centro
di questo mondo. Quando, guardandoti, chiedono: “Ma domani vieni?”,
oppure porgendoti un disegno: “Questo è per te!”;
quando li senti scoppiare in una fragorosa risata per una tua faccia
buffa. Poi c’è l’adolescente che vuole scambiare
solo due chiacchiere o vuole essere lasciato in pace; il bambino irrequieto
perché è lì da settimane, il bambino che piange
disperato. Ci sono le famiglie. Genitori che si lasciano coinvolgere
nella realizzazione di un disegno o in un gioco, genitori che vogliono
solo distrarsi un po’, fare una pausa, staccare la spina; genitori
che bocciano ogni tua iniziativa perché la reputano poco adatta
al proprio figlio. Eppure, ogni sorriso mancato, ogni parola non detta,
ogni gioco non fatto, non è motivo abbastanza valido per buttarsi
giù e per pensare di abbandonare ABIO. Perché? Può
essercene uno così come possono essercene tanti di perché.
Ogni volontario ha il suo o i suoi. Entrare in ABIO significa far
parte di un gruppo; significa che Tu fai parte di ABIO e ABIO fa parte
di Te, della tua vita. Questo ti spinge ad andare avanti, a cercare
di risolvere i vari problemi qualora se ne presentassero e a godere
delle piccole e grandi gioie che questa esperienza offre. Come quando,
domenica 4 gennaio 2009, dopo due anni di tirocinio regolarmente previsti
dall’iter formativo, ABIO Potenza è finalmente diventata
autonoma. Adesso di volontari effettivi ne siamo 18. Grazie al sostegno
del sociologo e responsabile(ora in pensione)URP ( Ufficio Pubbliche
Relazioni) dello Ospedale S. Carlo di Potenza, dott. Raffaele Pastore,
e della dott.ssa Desimio Brigida, in servizio presso la Direzione
Generale sempre dello stesso ospedale, che fin dal principio hanno
creduto in ABIO, grazie al sostegno ed alla collaborazione della dottoressa
Maria Vittoria Schiavo, responsabile della U.O. di Pediatria dell’ospedale
San Carlo, e di tutto il personale medico e paramedico della stessa
U.O., dei maestri della scuola elementare del II° circolo di Potenza
che lavorano nello stesso reparto con il progetto “Scuola in
Ospedale”e, soprattutto, grazie alle “cure” ed i
consigli dello staff di Fondazione ABIO, stiamo crescendo. Stiamo
crescendo numericamente ma soprattutto umanamente, come uomini e cittadini
di una società a cui offriamo questo “piccolo”
contributo, perché non c’è “grande”
che non sia stato “piccolo” prima.
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